concorso 3 piazze_cesena (fc)

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tavola 3

Un segno che racconti del munifico signore di Cesena, Malatesta Novello che con lungimirante saggezza volle infine affidare al Comune, insieme ai frati Minori (nel cui convento era sorta) la sua libreria, unico esempio di biblioteca comunale nella storia del tempo è quanto si intende perseguire con questo progetto. Il tema guida è quindi il creare una sorta di wunderkammer, di spazio delle meraviglie, un ottocentesco diorama in rapporto diretto con la Malatestiana, un segno forte e riconoscibile che ne anticipi la potenza e il significato al tempo stesso storico e culturale. Il complesso, compreso fra corso Mazzini, corso Sozzi e via Montalti, ha conosciuto una lunga storia edilizia che fortunatamente ha preservato inalterato nei secoli il monumento più importante, la Biblioteca Malatestiana, unica biblioteca medioevale ancora intatta e una delle più antiche biblioteche civiche al mondo. Sostanzialmente le tre attuali piazze non hanno mai costituito uno spazio unitario, ma sono il risultato di demolizioni avvenute in epoche successive. Tra il 1842 e 1881 scompaiono la chiesa di S. Francesco e gli edifici che occupavano l’attuale Piazza Fabbri (tangenti il Palazzo del Capitano), e tra il 1860, data di costruzione del liceo, e il 1962 si apre lo spazio antistante il nuovo Palazzo Almerici, meraviglioso edificio progettato dall’arch. Ilario Fioravanti. Le tre piazze sono sostanzialmente uno vuoto quale diretta conseguenza di uno sventramento avvenuto in epoche diverse. Ciò che rende rilevanti questi spazi pubblici è la posizione antistante la Biblioteca Malatestiana, di cui nel 2005 l'UNESCO ha riconosciuto l’importanza culturale inserendola, prima in Italia, nel Programma Memorie del Mondo. La porta d’ingresso alla Libreria Domini, cuore originario dell’antica biblioteca, è vegliato dall’elefante indiano, simbolo araldico dei Malatesta, così la scultura rappresentante una grande testa d’elefante, fulcro del progetto, si pone in continuità con questi simboli, dominando a sua volta lo spazio urbano che anticipa l’ingresso al complesso della Biblioteca. Si è fatta la scelta di collaborare con un artista che ha interpretato il tema con la propria lirica poetica, realizzando un'opera di genialità surreale, riproponendo la testa del malatestiano elefante in cui ogni elemento assolve una diversa funzione. Ogni elemento è matericamente differente. La testa vera e propria, con struttura in acciaio, verrà rivestita di placche in gres porcellanato smaltato con superficie metallica. L’orecchio, con anima in acciaio, è rivestito da lamiere in alluminio verniciate di colore bianco etrusco. Infine la proboscide è realizzata esternamente in tessuto plastificato a rivestire una struttura in acciaio con irrigidimenti elicoidali. L’imponente testa di elefante, emergente dalla piazza per un’altezza di circa 20 ml., connota non solo questo spazio, ma l’intera città. Il grande orecchio, di luce libera netta di circa 35 ml. che si protende verso la Biblioteca definisce uno spazio pubblico coperto. La proboscide che raggiunge i 32 ml di altezza con una estensione di 52 ml. conclude l’opera. Il grande sbalzo dell’orecchio sarà illuminato da luci che dalla pavimentazione si rifrangono sulla parte inferiore. In occasione di incontri, presentazioni, comizi e piccoli concerti, altri punti luminosi, collocati sotto l’orecchio, forniranno una illuminazione adatta alle diverse occasioni. La testa, in “riflettenti” scandole, e la proboscide avvolgono il Palazzo del Capitano, e solidalmente a questo, rifunzionalizzano spazi ora frammentati: una delle stanze dello spazio espositivo posto al piano terreno viene destinata a chiosco della piadina, mentre gli spazi delimitati dalla nuova struttura diventano ingresso e foyer al piano terreno e primo. Al piano terreno troverà collocazione l’edicola e l’accesso alla proboscide che offre al suo interno un eventuale percorso, con area di sosta al secondo piano, dal quale si osservano diversi scorci della piazza e della città dall’alto concludendo la passeggiata sui tetti di Cesena di fronte alla Malatestiana. La piazza trova così unitarietà, caratteristica enfatizzata dalla continuità della pavimentazione in “Sasso Italia” incastonata da led luminosi che come un manto stellato rappresentano una carta astrale, trasposizione in piano di come il cielo appariva in una determinata data. La data è il 15 agosto 1454, giorno dell'inaugurazione della Biblioteca. Si è scelto di connotare con luci a led di colore azzurro le stelle che, congiunte da profili di ottone, compongono le costellazioni e luci a led bianchi per le altre stelle facenti parte della via lattea. Questo sistema non concorre all’illuminazione vera e propria della piazza ma vuole dare la suggestione di camminare in un cielo stellato, lo stesso che ha visto gli albori di una delle architetture più importanti della città. L’illuminazione della piazza avviene attraverso elementi scultorei, lampioni che l'artista definisce "germinazioni", piante metalliche, le cui zolle offriranno una seduta al pubblico, a incarnare come la Biblioteca attraverso i secoli abbia seminato bellezza, cultura e arte che continuamente germina, sviluppando occasioni di incontri intellettuali. Realizzate in fusione di alluminio su stampo a conchiglia in sabbia ed armate con luci a led potranno fornire diversi scenari in rapporto alle varie necessità ed eventi. Altre fonti di illuminazione, a luce radente, sono poste alla base della Malatestiana, effetto da teatro del ‘700 che dà signorilità ed autorevolezza. Il sistema di illuminazione a terra, i lampioni, la testa d’elefante fanno si che questo grande spazio pubblico si presti a svariate e possibili manifestazioni. Per non precludersi nessuna possibilità sono stati installati dispositivi atti a fornire allacciamenti alla rete elettrica e a quella dell’acquedotto dotati di dispositivo pneumatico che li fa fuoriuscire dalla pavimentazione. La piazza essendo completamente pedonale sarà accessibile solo ai mezzi ospitati dentro i garage privati. Per vietare l’accesso alla piazza dalla viabilità ordinaria verranno installati dei dissuasori automatizzati. La scultura dedicata al Bufalini viene collocata in prossimità della sua casa natale, all’angolo tra la piazza e via Masini, e più precisamente posizionata vicino al muro che tampona l’abside e vicino alla finestra ogivale, unica parte rimasta dell’antica Chiesa di S. Francesco. La statua dedicata a Serra viene invece collocata all’interno del nuovo foyer del Palazzo del Capitano. Gli interventi all’interno del complesso della Malatestiana sono trattati in modo assonante anche se sono diversi l’uso e il carattere di questi luoghi. Gli accessi esterni all’ex complesso monasteriale avvengono mediante il Chiostro di S. Francesco e la corte all’interno della quale sono ospitate le attrezzature tecnologiche necessarie al funzionamento della Biblioteca. Qui si concentrano gli altri interventi: una quinta in corten ricompone l’angolo della Biblioteca Malatestiana su via Montalti, coprendo alla vista la scala d’emergenza e legandosi sia per matericità che per linguaggio al Chiostro ricostruito. Il chiostro è mancante di una sua naturale conclusione. L’aggiunta di un porticato in corten, volumetricamente identico per dimensioni, rapporti proporzionali e ritmi chiude la corte che storicamente esisteva. Questa quinta a chiusura del portico tenta di offrire uno spazio pubblico riservato ma al contempo non invalicabile, così da poter continuare ad ospitare manifestazioni in una cornice conclusa, garantendo comunque l’ingresso ai ragazzi e l’accesso ai mezzi di emergenza all’interno della corte. Dal Chiostro, oltrepassando l’Archivio di Stato e passando lateralmente alla Biblioteca, si arriva ad un giardino, accessibile anche dalle tre piazze, interpretato come un luogo della meditazione contrapposto alla piazza pubblica vociante e rumorosa, la cui forma, rilettura del giardino all’italiana, si confronta a volte con la Malatestiana e a volte con l’edificio ottocentesco. Grandi siepi in bambù occultano tutte le componenti tecniche e tecnologiche e al centro, in un geometrico prato, viene posizionato un piccolo cipresseto. Un giardino della memoria che, con l’utilizzo di questa essenza, sintetizza la storia dei paesaggi raccontato dalle pitture attraverso i secoli. L'architettura si coniuga ad un'opera scultorea che può apparire ludica, ma con un grande potere narrativo, capace di risvegliare memoria e stupori incontaminati e puri. L'architettura partecipa dunque con la propria scienza, insieme all'ingegneria, per la realizzazione di un opera complessa e articolata formalmente. Lo spazio piazza/vassoio stellato, le germinazioni e la testa dell'elefante nella sua interezza rappresentano oggetti che vogliono raccontare la grandezza della Malatestiana con un nuovo gesto di cultura. Un irresistibile richiamo a fruire dello spazio contaminato dall'arte.

committente
concorso di idee
progettisti
fiorenzo valbonesi
collaboratori
francesco bocchini (scultore), niccolò de robertis (strutture), giovanni pulelli, william meli, stefano turroni, agnese valbonesi
anno progettazione
2012
anno ultimazione
2012
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