concorso Bancaperta_anghiari (AR)

L’approccio metodologico fondante la progettazione di riqualificazione del complesso di villa Gennaioli nasce con il precipuo scopo di considerare una serie di requisiti vincolo dettati dalle richieste del concorso di idee: in particolare, oltre al recupero degli edifici esistenti riutilizzati con nuove destinazioni d’uso, alla creazione di uno spazio parzialmente ipogeo, da utilizzare come contenitore per meeting, per mostre ed esposizioni temporanee, il progetto si è posto l’obiettivo di far interagire il complesso edilizio della villa con l’abitato di Anghiari. 1. Rapporto con il centro storico Rapporto con la sede della Banca di Anghiari Accessibilità e parcheggi. Uno dei temi guida del progetto è stato quello di evidenziare e potenziare il rapporto con l’abitato di Anghiari e, conseguentemente, lo studio dei percorsi di accessibilità all’area e di collegamento con il centro storico e quindi con la sede principale della Banca, sita in Via Giuseppe Mazzini. Il problema della raggiungibilità carrabile trova risposta in una nuova viabilità a senso unico che, partendo da un tornante posto a Nord Est rispetto al complesso edilizio, lambisce una costruzione e sale verso villa Gennaioli (utilizzando i terreni di proprietà della Banca) proseguendo per via dello Spirito Santo per poi discendere e sfociare in via Martiri della Libbia. In adiacenza alla nuova viabilità descritta è stato inserito un nuovo parcheggio a servizio della fondazione e del cento culturale destinando un’area, in prossimità dell’ingresso, per l’uso dei disabili. In futuro, ed in caso di necessità, anche il pianoro oggi di proprietà di Villa La Ripa, attiguo a Via dello Spirito Santo e dunque vicinissimo all’accesso Nord del complesso edilizio, potrebbe trasformarsi in ampia zona di parcheggio inerbito utile in concomitanza ad eventi – meeting – concerti – mostre e quant’altro. La fondazione e la nuova sede della Banca di Anghiari e Stia, inoltre, saranno servite anche da un secondo parcheggio, la cui realizzazione è prevista, con contributo della amministrazione comunale, in un’area strategica posta tra Via Martiri della Libbia e Viale Antonio Gramsci: al parcheggio, distribuito su quattro livelli completamente interrati, si accederà da Viale Gramsci per poi uscire in Via Martiri della Libbia ove sono previsti anche parcheggi a raso in prossimità dell’accesso Sud del complesso edilizio. Inutile sottolineare la funzione di anello di congiunzione, in quanto a fornitura parcheggi, anche nei confronti dell’attuale sede della banca in Via G. Mazzini. Il parcheggio ipogeo sopra descritto, oltre ad assolvere le funzioni di sosta per le auto, avrà il compito di permettere un collegamento pedonale fra la villa Gennaioli ed il Centro Storico: infatti esso verrà dotato di un collegamento verticale interno con scale ed ascensore e di un percorso pedonale esterno, con soste e vialetti panoramici, per l’attraversamento del parco terrazzato soprastante il parcheggio. Sempre in riferimento alla viabilità si è pensato di eliminare il tratto terminale in forte pendenza di Via della Spirito Santo che si immette in Via Martiri della Libbia. L’incontro tra le due strade avviene in prossimità di una curva in discesa, per cui riteniamo che l’immissione sia alquanto pericolosa. La realizzazione del percorso alternativo progettato suggerisce dunque l’eliminazione di tale tratto e la prosecuzione del muro di contenimento del parco della villa sfumandolo verso valle. 2. Intervento di restauro e ristrutturazione edilizia degli immobili esistenti Recupero e cambio di destinazione d’uso. Villa Gennaioli, il granaio, la casa del custode e l’intorno sono ubicati in una splendida arena naturale all’aperto, ove il palcoscenico è costituito dalle mura storiche della città di Anghiari mentre il complesso edilizio della villa funge da platea e palchi: scenario architettonico magico, di rara bellezza, che vede proprio nel parterre interposto tra villa e granaio un fulcro di osservazione privilegiato. La Villa Gennaioli è caratterizzata dal solito impianto di stampo sette-ottocentesco a base quadrata a cui, nel tempo, si è addossata, sul lato Nord, una nuova costruzione allungatasi verso Est a supporto di una loggia coperta collocata al terzo piano dell’immobile. È presente anche un piano, parzialmente interrato, a cui si può accedere attraverso un ingresso posto su la Provinciale Libbia: è costituito da due zone distinte, non connesse tra loro, collegate al piano terra per mezzo di due scale separate. Il progetto prevede il collegamento tra le due zone cantinate attraverso uno scavo attiguo alla scala del corpo principale della villa che permette di connettersi con la cantina del corpo aggiunto posto a Nord. In tal modo è possibile posizionare una cabina ascensore adiacente alla scala di questa porzione di villa atta a distribuire comodamente tutti i piani della stessa. Oltre ad una possibile autorimessa ubicata fronte strada, si è pensato di collocare in questi ambienti l’archivio storico della banca: trattandosi di materiale cartaceo e, quindi, pesante, non grava in tal modo su solaio alcuno ed inoltre ha la possibilità di essere aerato grazie alla presenza di aperture finestrate fuori terra, potendo così garantire la salubrità degli ambienti ed evitando l’ammaloramento dell’archivio stesso. Il piano terra è stato riservato all’accoglienza ad ufficio e ad una eventuale biblioteca, mentre al piano nobile trovano posto gli uffici dei principali Organi della Banca, quali Presidente, Vicepresidente, Direttore Generale e Segreteria. Nell’ala aggiunta, oltre alla seconda scala di servizio all’ascensore ed ai servizi igienici, è ubicata la sala per piccole riunioni. Salendo al terzo piano dell’edificio si è individuato, nella loggia coperta dell’ala più recente della villa, un luogo privilegiato per ospitare la sala riunione del Consiglio di Amministrazione in grado di ospitare fino a 25 persone. A tale livello sono presenti ulteriori vani che definiremmo a carattere accessorio. Per quanto concerne l’aspetto strutturale e compositivo, la villa non comporta interventi fortemente invasivi, fatto salvo le opere murarie sopra descritte e l’implementazione degli impianti idro-termo-sanitari ed elettrici. Il granaio, come da “desiderata” del bando di concorso, diviene sede della “Fondazione Onlus Marco Gennaioli”, al piano seminterrato ed al piano primo: attualmente i due piani non sono collegati direttamente dall’interno, per cui si è pensato di utilizzare una zona non costruita, collocata sotto il sedime del piano primo, per realizzare i servizi igienici e la scala di comunicazione con il piano superiore. A questo livello si può accedere anche attraverso una scala esterna posta sul fianco che guarda villa Gennaioli. Attraverso una scala estera collocata sul lato Nord del Granario è possibile accedere al piano secondo dell’edificio ove sono stati progettati due appartamenti per uso foresteria. Strutturalmente il granaio necessita di alcuni interventi di consolidamento per bloccare i movimenti statici in atto, visibili dalle fessurazioni esistenti: l’ipotesi progettuale di sottomurare parte del seminterrato, oltre a risolvere problemi distributivi interni, raggiunge in tal modo un maggior equilibrio strutturale, in quanto i carichi vengono distribuiti equamente partendo dalla stessa quota di imposta fondale. L’edificio rurale (cosiddetto casa del custode) passibile di intervento di modifica radicale o di ristrutturazione urbanistica, è stato di contro “salvato” da un possibile abbattimento. Il manufatto, stratificatosi nel tempo in vario modo, con elementi superfetativi incongrui e deturpanti mostra, a ben guardare, caratteristiche di ruralità e dunque di tipicità ancora ben distinguibili. Chi scrive ritiene superato da tempo il concetto che prevedeva l’isolamento dei monumenti o degli edifici storici a danno delle costruzioni di minore importanza dal punta di vista compositivo: riteniamo, di contro, di poter sostenere il carattere di estrema importanza del mantenimento del manufatto minore, in quanto memoria ormai storicizzata di un ruolo assunto nel tempo e volume di equilibrio e di compensazione delle altre due emergenze edificate (la villa ed il granaio). Non facendoci ingannare da interventi superfetativi e da interventi di dubbio gusto che hanno alterato la semplicità tipologica dell’impianto, l’edificio mantiene ancora una sua identità meritevole di tutto rispetto. Il progetto di intervento prevede dunque la demolizione degli elementi superfetativi incongrui, quali l’autorimessa e due corpi aggiunti a Nord ed a Ovest e l’eliminazione della scala esterna d’accesso al piano 1°. Nel corpo principale dell’edificio rurale si è ipotizzato di collocare, al piano terra, i vani cucina con office, dispensa e servizi vari, atti ad accogliere una postazione cattering in caso di manifestazioni ed eventi. Sempre al piano terra, ma su livello più basso, vi sono due vani da destinare a deposito, per immagazzinare arredi da esterno o quant’altro. Attraverso la creazione di una nuova scala interna è possibile raggiungere, dal piazzale a Nord, l’appartamento del custode collocato al piano primo. Nell’ala secondaria, che si protende verso Nord, sono state ubicate tutte le funzioni a carattere impiantistico, tipo Enel, impianti di raffrescamento ecc. atte a servire principalmente il volume parzialmente interrato di nuova progettazione. 3. Il nuovo intervento. La magnifica scena offerta dalle mura storiche dell’abitato di Anghiari non può lasciare indifferente il visitatore che ha la fortuna di calpestare i prati della villa: spalle a Nord, a sinistra villa Gennaioli, a destra il granaio, lo sguardo viene come calamitato dal Centro Storico posto a Sud. È da questa naturale, fin troppo scontata ed ovvia osservazione, che è scaturita l’idea fondante l’approccio progettuale: il dislivello esistente tra la zona alta prospiciente Via Provinciale Libbia ed il pianoro che fronteggia Villa La Ripa ha ulteriormente incoraggiato l’intraprendere tale scelta. Attualmente tale dislivello è compensato da una sorta di terrazzamenti in leggero declivio; poche le essenze arboree presenti: qualche palma (eventualmente facilmente spostabile) ed altre piante di poca importanza e di giovane età. Queste considerazioni hanno rafforzato la convinzione di intervenire in tale sito nella certezza di non alterare i luoghi, bensì di enfatizzarli e dare un valore aggiunto all’intorno. Ed è così che è nata l’idea di creare una sorta di costruzione parzialmente ipogea che avesse come cappello un prato verde, grandi pareti vetrate collocate in direzione Nord-Sud e setti murari degradanti verso valle rivestiti in pietra locale. L’occasione era ghiotta per “liberare” la villa da muri di contenimento che a Nord ed a Ovest la opprimevano alquanto e per creare una sorta di grande parterre tra il granaio e la villa stessa. Queste le premesse attraverso le quali si è sviluppato il progetto. Diversamente dal convenzionale costruire in superficie, tettonico-additivo, il costruire ipogeo è sottrattivo, consente una concezione ed espansione spaziale di gran lunga più libere e complesse plasticamente, una tridimensionalità autentica. Le differenze tra pianta e sezione si annullano e lo spazio si sviluppa in ogni direzione. Semplice lo schema distributivo interno, suddiviso in tre blocchi distinti: il primo, centrale rispetto a granaio e villa, atto ad ospitare una sala meeting per 120 posti. Una volta seduti basta volgere il capo a destra per abbracciare, attraverso un’ampia vetrata, tutto l’abitato storico di Anghiari con una solo sguardo. Volgendosi verso monte, di contro, si può osservare una parete di conci di pietra locale illuminata dall’alto che fa da cortina ad uno scannafosso posizionato a Nord. Controaltare a questa aula, posizionata più a valle e collegata anche con la Fondazione Onlus Marco Gennaioli, è stata ideata una ampia sala per mostre ed esposizioni temporanee: aperta a Nord su un grande patio, diventa la naturale prosecuzione del contenitore coperto in quanto a destinazione d’uso. La scena di fondo è impreziosita da un alto muro rivestito in conci di pietra locale, sormontato dalla lunga teoria di cipressi in duplice fila: la distanza dello sbancamento e la natura fittiforme dell’apparato radicale dei cipressi rendono facilmente realizzabile l’ipotesi progettuale. Infine l’elemento cerniera, costituito da un corpo centrale interposto tra i due grandi vani, che assolve molteplici funzioni: l’accesso, oltre che dal piano terra testé descritto, avviene anche da Via dello Spirito Santo. Superato il muro di cinta storico (meritevole di attenzione e restauro) si percorre una lunga rampa ad uso disabili che porta ad un vano ammezzato fornito di vano ascensore atto a mettere in collegamento i dislivelli. In tale spazio è ricavata anche una scala ed uno spazio destinato ad un buffet. Al piano terra trova spazio, oltre all’ascensore ed alla scala, una ampia zona disimpegno tra la sala mostra e la sala convegni, i servizi igienici e un vasto guardaroba. Il tetto inerbito, raggiungibile dalla quota alta dell’ingresso, attiguo alla rampa che discende al piano ammezzato, diventa un ulteriore luogo privilegiato per la sosta e la contemplazione del panorama. Una lunga trabeazione “a scalare” sormonta l’ampia vetrata rivolta verso Sud e crea una tribuna strategica sull’abitato storico di Anghiari. Lo stesso schema è stato utilizzato per volgere lo sguardo sul patio della sala mostra in modo da poter osservare dall’alto le opere d’arte esposte sul parterre sottostante. La luce del giorno si percepisce con intensità, talvolta drammaticamente. La luce in rapporto con uno spazio che assume talora dimensioni monumentali, sollecita la coscienza della potenzialità di situazioni archetipiche e atavistiche. Il cammino conduce alla luce, viene conquistato uno spazio, se ne prende possesso, uno spazio plastico in cui si sale e che vuole essere osservato. Al termine del cammino, sul monte, l’uscita all’aperto, nel verde, offre uno sguardo nella profondità della pianura, induce alla sosta e schiude la veduta della città. Una attenzione particolare, infine, dovrà essere riservata al parco collocato ad Est del complesso edilizio di Villa Gennaioli: le essenze arboree hanno proliferato a dismisura, costrette a sfogare in verticale dato l’infittimento della piantumazione. È necessario procedere ad una bonifica generale del parco, rilevando eventuali “orchestrazioni” dell’impianto originale, provvedendo a diradamenti, alla eliminazione del seccume e ad un restauro generale dell’apparato arboreo.

committente
concorso di idee
progettisti
fiorenzo valbonesi, sanzio castagnoli, patrizio bernabini
collaboratori
steve camagni, francesca gigli, elena giorgi, andrea paganin, agnese valbonesi
anno progettazione
2009
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
Realizzazione e gestione tecnica del sito a cura di
iprov.com Iprov.com
Grafica, design e comunicazione
cosmobile.net Cosmobile.net
Sviluppo e gestione dati