Architetto Fiorenzo Valbonesi

Architetto Fiorenzo Valbonesi

Fiorenzo Valbonesi è nato a Santa Sofia di Romagna, sull’Appennino tosco-romagnolo, nel 1952. Al padre, fotografo, deve la passione per l’arte e l’attenzione al particolare, a Walter Ferri, suo professore al Liceo e in seguito suo mentore, deve la curiosità e l’interesse per il mondo dell’architettura.

Si laurea a pieni voti presso la Facoltà di Architettura di Firenze nel 1977 con una tesi in Urbanistica dedicata al recupero edilizio e ipotesi di progettazione del quartiere Valdoca nel centro storico di Cesena; l’anno successivo supera l’esame di abilitazione e da allora è regolarmente iscritto all’Ordine provinciale di Forlì-Cesena.

Tra il 1974 e il 1979 si occupa prevalentemente di ricerche in campo urbanistico, collaborando alle indagini preliminari per i piani regolatori dei Centri Storici di Cervia (RA), Cesena (FC), San Sepolcro (AR). Dal 1980 al 1990 avvia una collaborazione con l’architetto Gilberto Orioli condividendo con lui progetti di recupero di edifici e progetti d’arredo, ma anche l’importante concorso per il riassetto dello stadio “Dino Manuzzi” di Cesena (non aggiudicato) congiuntamente allo studio CSPE di Firenze (Felli, Andreucci, Dal Nord) e allo studio GPF Architettura di Forlì (ing. Vincenzo Collina). Durante quello stesso decennio sono numerosi i progetti e le realizzazioni a cui Valbonesi si dedica personalmente: nel campo del restauro e risanamento conservativo di edifici storici nella provincia di Forlì-Cesena, nella progettazione e realizzazione di edifici residenziali, come di complessi direzionali, museali e ricettivi, con committenza sia pubblica che privata. Nel 1984, in occasione della progettazione della galleria d’arte moderna “Vero Stoppioni” a Santa Sofia, incontra Mattia Moreni, riconosciuto maestro della pittura informale, già occasionalmente conosciuto quando era un giovane studente di architettura. Con lui instaura un intenso rapporto di amicizia e di scambio intellettuale che durerà fino alla scomparsa dell’artista nel 1999 e che solleciterà entrambi a progettare insieme un ampliamento della pinacoteca, rimasto purtroppo privo di seguito. Indubbiamente Moreni aggiunge un nuovo punto di vista a quelli conosciuti in precedenza, arricchendo la passione iniziale della tensione verso la ricerca continua e della capacità di esercizio costante del mestiere dell’attenzione. Non a caso il “segno” lasciato dall’artista è profondo tanto da rimanere a tutt’oggi indelebile e, nonostante i numerosi incontri importanti avvenuti negli anni, forse Moreni e la sua “lezione” restano per Valbonesi i più significativi e determinanti.

Il 1990 segna la prima svolta nel percorso professionale di Fiorenzo Valbonesi: fonda a Cesena lo studio asv3. Una decisione che risponde a un’esigenza fortemente sentita di condivisione e realizzazione di un sogno, quello di pensare all’architettura come elemento fondante della vita sociale, come connubio tra pensiero e materia, al cui interno vive l’uomo, a cui si aggiunge la ricerca costante di qualità e bellezza. Principi che, insieme a un’etica del mestiere mai tradita e neppure mai offuscata, diventano in certo senso la linea di coerenza strutturale dello studio asv3. 

Negli anni i temi progettuali sono stati molteplici e diversificati, spaziando dalla progettazione del nuovo al restauro, dall’arredo al design. Quest’ultimo interesse, prevalentemente dedicato al campo dell’illuminazione, porta Valbonesi a sviluppare ricerche e progetti per aziende nazionali e internazionali come Andromeda, Mareco Luce, CRAB, Logica, ONOluce, ma è soprattutto la collaborazione con Sirrah a offrirgli l’opportunità di conoscere personalmente Dino Gavina, Kazuide Takahama e altri importanti designers, ampliando così una già fitta rete di conoscenze che per Valbonesi costituiscono non tanto un prestigioso carnet di nomi noti, ma un termine di confronto e di scambio professionale e intellettuale.

In tal senso, pur con i debiti distinguo, si possono considerare anche quei maestri indiretti, Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto, Carlo Scarpa, a cui l’architettura di Valbonesi fa costante riferimento. La loro opera, la loro lezione è infatti sempre assimilata e rinnovata svelando una doppia anima, organica e razionalista, che si esprime in una sostanziale indifferenza per il linguaggio delle mode più recenti e nell’esigenza di fare riferimento a un patrimonio formale oramai metabolizzato della modernità in cui lo stesso organicismo è affiancato da una componente razionalista. Così, se da Le Corbusier fa proprio il modo di concepire l'architettura come elemento fondamentale della vita sociale e da Carlo Scarpa l’ossessione per il dettaglio e il senso dello spazio, certamente Aalto, il cui lavoro è sintesi di eleganza e funzionalità, decorazione e funzione mai scissi dalla vita e dalla cultura dei luoghi, è il primo grande riferimento evidente nell’architettura di Valbonesi.

Gli anni novanta lo vedono tornare alla Facoltà di Architettura di Firenze nel ruolo di docente prima di Tecnologia, poi di Valutazione economica dei progetti e di Disegno industriale. L’insegnamento è un’esperienza vissuta come reale e concreta trasmissione del sapere e del mestiere e permane nell’attività dello studio professionale, come tensione al confronto dialogico aperto e sincero, intendendo la trasmissibilità della conoscenza in modo orizzontale, anche quando quell’esperienza si conclude.

Durante quel decennio l’attività dello studio cresce in maniera esponenziale: numerose le realizzazioni non solo nel territorio romagnolo e numerose le collaborazioni importanti. Tuttavia la vera svolta avviene alla soglia degli anni 2000, quando si prospetta l’occasione di realizzare la cantina Campodelsole, un nuovo impianto di vinificazione immerso nelle campagne dominate dall’antico borgo di Bertinoro. Grazie a Campodelsole Valbonesi entra in contatto con il mondo della produzione vinicola, proprio nel momento segnato dal boom delle cantine d’autore. Grandi e piccoli produttori, prima all’estero poi in Italia, capiscono infatti che occorre competere sulla qualità del prodotto e anche sull’immagine delle cantine. Ma la progettazione di una cantina, non più solo un luogo dove avviene la trasformazione dell’uva, è per Valbonesi e il suo studio anzitutto lo spunto per riflettere sul rapporto tra funzionalità di un edificio produttivo e forma architettonica, sull’integrazione tra territorio e costruito e sul ruolo comunicativo sotteso al progetto. Inoltre deve essere contemporaneamente uno spazio dove gli operatori lavorano bene e in totale sicurezza, deve infine, nel momento dell’accoglienza per le degustazioni, raccontare anche attraverso l’architettura la qualità di quei vini che in essa vengono prodotti, rispettando il contesto culturale e ambientale, situandosi quindi in quel preciso spazio come se vi fosse nata e non “costruita”. 

Questa è la filosofia di Fiorenzo Valbonesi e del suo studio, che oggi vede la collaborazione e l’apporto nuovo di alcuni giovani e capaci architetti: Giovanni Pulelli, Stefano Turroni, William Meli e Agnese Valbonesi.

Nei numerosi progetti di cantine, molte delle quali realizzate o in corso d’opera per storiche case di produzione, si intuisce lo studio approfondito dell’ambiente circostante, del paesaggio nel quale si andrà a costruire, considerandolo come un elemento non da dominare o nascondere con segni di autocelebrazione o meri esercizi di stile architettonico che finiscono per mortificarlo, ma anzitutto rispettandolo, poi esaltandolo, esattamente come avviene nel processo enologico. 

Si percepisce il lavoro condotto con le parti coinvolte nel progetto: l’enologo che indica le esigenze tecniche e la committenza che trasmette la propria esperienza e i propri sogni. 

Si coglie la volontà di un fare architettura anche come comunicazione di un prodotto, il vino, e della sua storia, perseguendo l’obiettivo di raccontare e trasmettere con qualità, bellezza, innovazione tecnologica, cura del dettaglio, il legame tra contenuto e contenitore.

In fondo la ricerca della qualità è perseguita in ogni progetto dello studio, sia esso una cantina, una residenza, una riqualificazione urbana. E’ sentita come base fondante del mestiere, una ricerca della soluzione tecnologica e formale, sempre nuova, ma sempre fortemente legata al contesto naturale, umano e storico. Esiste infatti una responsabilità nella modificazione di un territorio e nella continua ricerca formale e tecnologica per tendere al miglioramento della qualità, esigenza imprescindibile nell’architettura di oggi.


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